mercoledì 5 ottobre 2016

MATTEO PUCCIO

E' un pittore. Ho scritto per lui un profilo nel Giugno del 2007 visse tra il caos e il disordine, dal tormento e l'estasi.
Ho saputo della sua morte, oggi per ricordarlo ripropongo la nota critica scritta per lui.







LE OPERE

Ispirate al racconto di Luigi Natoli, (William Galt), opere che parlano del diritto alla vita anche se nelle sue opere parla di morte, sentenze, impiccagioni, forche come avvenne per Matteo lo Vecchio il personaggio del racconto.










Ciao Matteo R.I.P

venerdì 27 maggio 2016




I LIBRI 


Quello che nutre non è la quantità che ingoia la persona, ma quello che si digerisce.


Pochi sono i libri che si olti quelli che si devono leggere, alcuni di loro si devono rileggere, moltissimi vanno assaggiati, i libri sono il pane quotidiano dell'anima.
Quand'ero piccolo ricordo il mio primo libriccino che i miei genitori mi regalarono, quando avevo dodici anni, in occasione della mia prima Comunione, ancora l'ho conservo gelosamente dopo sessant'anni è il Libro CUORE di Edmondo De Amicis. L’edizione è del 1958.
Tratta la storia di un alunno di terza classe, d'una scuola municipalizzata si allora.

Quando l’ho aperto, per la prima volta, ero curioso  e  affascinato al tempo stesso, ero preso da una sorta di  emozione che adesso non saprei dettagliatamente descrivere: prima mi lasciai trasportare dalle immagini, quasi per istinto respiravo l’odore della stampa fresca, riconoscevo cosi se il libro era antico o soltanto vecchio o recente, poi  mi ritornarono in mente le parole del mio primo maestro delle elementari, si chiamava Maestro Lembo, un uomo possente, sempre ben vestito e con cravatta, alto, autorevole mai autoritario, egli mi diceva sempre: “ ricorda di masticare bene quello che leggi”, poi riflettei su ciò che leggevo, infine  ne possedevo il contenuto; la prima volta, dopo averlo letto, sarà stata l'emozione e la vicenda dei personaggi... piansi. 
Ricordo ancora, a distanza di anni, la prima volta che lo lessi era tutto da scoprire: il primo capitolo riguardava il primo giorno di scuola, lo trovai interessantissimo cosi come tanti altri capitoli a seguire.
Con quanto entusiasmo l'ho riletto e tante altre volte ancora, sentivo ancora l'eco di quei pensieri gentili, di quei concetti morali e ricordo ancora quei bellissimi raccontini, quelle brevi affettuose poesie, in cui virtù e amore si abbracciavano sorridendo in un sorriso che non era terreno bensì divino.
Quelli sono stati i miei buoni amici della mia fanciullezza, i consiglieri della mia innocenza, sono stati i santi ispiratori dei miei desideri, di generosi sentimenti, ancora oggi li ricordo, li amerò ancora, li ricorderò, li ripasserò nella mia mente per il resto della mia vita. 
Da allora il Libro per me è stato un ottimo amico come un compagno di giochi; sento ancora la sua vicinanza, mi dà coraggio, mi trattengo con lui ben volentieri, con interesse a volte, quando mi manca un amico fidato, mi affido alla lettura e senza scrutare i miei segreti mi insegna la sapienza.
La cura che dobbiamo avere nella scelta degli amici conviene averla anche nella scelta dei libri, i quali possono essere ottimi, pessimi o indifferenti amici.
Concludo con un pensiero di E.De Amicis. <<Un libro è una voce vivente, è uno spirito che cammina sulla faccia della terra. Continua ad essere il pensiero vivente di una persona divisa da noi dallo spazio e dal tempo>>








mercoledì 29 luglio 2015


HO INCONTRATO UN ARTISTA

E' un collagista, si chiama Cosimo Rizzuto.

 
Ogni rivoluzione ha i suoi presupposti storici e la propria necessità interiore, ma è sempre un individuo singolo che ne esemplifica e ne realizza gli elementi novatori.
Il percorso dell’arte europea è ricco di grandi rivoluzioni e di grandi rivoluzionari, da Caravaggio a Picasso, dagli Impressionisti alla Pop-Art, artisti che hanno rotto con la tradizione e trovato nuovi mezzi di espressione visiva.
Cosimo Rizzuto si è svincolato dalla pittura, dai suoi tradizionali legami; egli dà un’impronta determinante al quadro culturale dei nostri tempi, provocando una svolta decisiva nel panorama artistico, sul piano formale e spirituale.
Ma com’è giunto Cosimo Rizzuto alla formulazione del nuovo linguaggio?
Quali sono le sue leggi?
Come si è compiuto il suo sviluppo?
Cosimo Rizzuto ha più di 50 anni di esperienza nel mondo del cinema, una completa educazione di vita e di esperienze vissute sulla pelle.
Fin dagli anni della adolescenza è stato sempre attratto, misteriosamente, verso la pittura e già allora è cominciato il suo amore per il collezionismo, che tutt’ora continua. Quando a Roma conobbe P.P. Pasolini, agli inizi degli anni ’60, comprese che la sua educazione artistica era già matura, ma egli volle percorrere le strade più impervie del cinema, per approdare oggi con la sua memoria visiva.
Quando lo avvicini, commuovono la sua fantasia e il suo entusiasmo; l’abbandonarsi all’avventura, con la sua visione di montaggista, lo riempie del più grande fervore per quell’essenza straordinaria che si chiama colore.
Egli non appartiene a nessuna accademia né corrente artistica, non si può catalogare né tantomeno etichettare: è incontaminato, puro.
Osservi i suoi montaggi e rimani stupito, meravigliato, smarrito perché non solo la suggestione dell’opera è grande, ma è addirittura indelebile la traccia che essa lascia nella memoria, sì che ogni particolare, fino al più piccolo, resta sempre, stranamente davanti agli occhi.
All’inizio, tutto ciò mi era poco chiaro, non riuscivo a trarne le semplici conseguenze. Comprendevo soltanto l’intensità della tavolozza, un’intensità che mai avevo neppure sospettato, che mi era sempre rimasta nascosta, l’intensità dei ricordi del cinema, dei colori, dell’attesa prima che abbia inizio l’azione.
Così si esprime Cosimo Rizzuto, come un regista sul set. Il montaggio ne acquista forza e splendore, abbagliando la memoria dell’osservatore, riconducendolo alla verità, al giudizio, alla critica del tempo in cui siamo collocati dall’età tecnologica del web, dai falsi valori generazionali e sociali.
Con queste suggestioni Cosimo Rizzuto crea un punto di partenza per realizzare le sue aspirazioni pittoriche, ma le “lezioni”,quelle dell’Accademia, non si adattano ai suoi ideali, rifiuta il tradizionalismo tecnico.
Egli utilizza ciò che lo circonda, che lo interessa, adopera, taglia, monta.
I migliori lavori li noti per la maestria dell’esecuzione, li avverti nella pelle come un’emozione.
I montaggi, sono essi stessi che si raccontano, evocano un ritmo di ballate quotidiane in cui ritornano ricordi e sogni dell’infanzia.
Questi lavori, pur con i loro notevoli motivi d’interesse, non sono che un timido preludio alla più grande attività dell’Artista, quale già si prospetta.
Salvatore Galiano



















martedì 21 luglio 2015

Ho incontrato un artista,

Antonino Castro
 per gli amici “Ninni”, vive a Cinisi, è autodidatta non ha frequentato nessuna accademia, però è persona colta, profonda, dotato d’intuito e di precise e semplici regole filosofiche di vita, così come il suo carattere e la sua indole; una delle sue principali caratteristiche è l’umiltà che riesce a trasmettere, sa ascoltare, che non è cosa da poco tra le persone di oggi;  è dotato anche  di molta  carità nei confronti degli altri. Ho assistito, personalmente, a una vendita di una sua scultura, mentre il ricavato l’ha devoluto a una famiglia, meno ambiente di Cinisi. Lavora come muratore occasionale, ricopre la mansione di “Maestro” (Mastru). Persona fidata, sa mantenere la parola data, insomma puoi contare su di lui. L’intesa artistica, tra noi due, si è andata consolidando da un rapporto, culturale, morale, che dura oramai da diversi anni. E’ stato mio maestro per la modellazione dell’argilla, mi ha insegnato moltissimo nel plasmare e realizzare vasi in terracotta a tal punto da rendermi padrone della materia. Abbiamo lavorato assieme nei corsi P.O.N. nelle scuole medie di Terrasini e Partinico, raggiungendo traguardi e critiche positive.  Ninni Castro dopo molti anni di studio personale, con la materia che più predilige, (l’argilla), ha raggiunto una perfezione di stile tale da permettermi di paragonarlo agli antichi greci, insomma ad alcune maestranze del V° sec a.C. Egli ha tentato di ridurre, nei limiti del possibile, la brama di possesso, odio e illusioni, vive senza adorare idoli e senza falsi dei, perché ha raggiunto una condizione tale da non richiedere illusioni. Sviluppa la propria fantasia, nel nuovo percorso che intraprende, per raggiungere la sua meta, egli sa che sono indispensabili due cose essenziali: la disciplina del suo lavoro e il riconoscimento della sua opera. Non inganna gli altri, ma non si lascia ingannare, tutta la sua opera si può accettare di essere definita innocente, ma non ingenua. Non è un’artista facile, ma è un maestro del racconto, attorniato da cose semplici, nude, umili ma autorevoli per scelta attenta ed equilibrata. Egli monta, compone, mette insieme, realizza forme con materiali che non immaginereste mai, fa scaturire dai suoi sogni il senso delle cose, le sue opere hanno troppo senso. L’arte è attività di pensiero: sapere fare con il volere fare, è anche forma, contenuto, contesto. Personalità a sequenza crescente, egli è uscito dagli schemi utopici, è un modello morale in positivo. La tecnica che utilizza per la realizzazione delle sue opere è la seguente: Argilla Pietra Calcarea – Legno – Calce idrata e sabbia – Marmo – Bronzo.
 Una sua opera importante si trova c/o Ospedale Civico di Palermo (Piazzale Ascoli)
Tecnica eseguita in Tufo – Calcareo dal titolo Complesso Monumentale all’Ammalato.
Altre sue opere si trovano in collezioni private: Palermo – Partinico - Terrasini – Cinisi – New York.   
19/Marzo/2010                                                                                                         Salvatore Galiano